N° 51

 

LA LEGGENDA CONTINUA

 

Di Carlo Monni

 

 

PROLOGO

 

 

La capitale di una nazione è letteralmente piena di simboli e questi simboli sono anche bersagli per coloro che usualmente sono chiamati terroristi.  Washington non fa eccezione.

Solo pochi giorni fa in questo posto sorgeva una palazzina in marmo bianco, la sede del Federal Bureau of Superhuman Affairs, poi una bomba ad alto potenziale l’ha devastata causando la morte di agenti, tecnici e civili, per tacere d feriti e dispersi. Tra i dispersi c’è anche il giovane uomo che negli ultimi anni ha cercato di incarnare il Sogno Americano.: l’eroe conosciuto come Capitan America.[1]

Del palazzo del F.B.S.A. è rimasto ben poco degno di nota, ma qualcuno è ancora convinto che tra quelle rovine ci siano ancora segreti degni di essere trafugati, qualcuno che non ha scrupoli a sbarazzarsi delle poche guardie a difesa del perimetro.

            Il Commando dell’Hydra è stato spietato ed efficiente e si prepara ad abbandonare l’edificio in fretta, ma una sorpresa li attende.

-Fermi signori. Questa è una proprietà federale e voi siete in arresto, direi!-       

            La figura vestita di bianco, rosso e blu non può essere confusa con nessun altra.

-Capitan America!- esclama uno degli agenti dell’Hydra –Ma è morto!-

-Oh, si! – ribatte il loro avversario –Capitan America è morto, viva Capitan America!-

            Ora la vedono meglio: il costume è lo stesso e così lo scudo, ma c’è una ragione precisa per cui sanno con certezza che quello non il Capitan America che erano abituati a conoscere.

-Ma… è una donna!- esclama un altro agente.

-Ma quanto sei perspicace. Come agente Hydra sei sprecato, dovresti arruolarti nell’A.I.M.-

            La battaglia dura pochissimo. In breve tempo gli agenti dell’Hydra sono sconfitti e pronti per essere consegnati alle autorità.

            Tra i primi ad arrivare ci sono il Direttore del F.B.S.A. Jasper Sitwell ed il suo vice Jack Norriss.

-Non mi immaginavo gli uomini dell’Hydra in veste di sciacalli.- commenta Sitwell –Hai fatto un buon lavoro American Dream.-

-Non mi chiami più con quel nome.- proclama la supereroina –Da ora e fino a nuovo ordine sono CAPITAN AMERICA!-

            E detto questo, si allontana in tutta fretta.

 

 

1.

 

 

            Falls Church è una cittadina della Virginia che fa parte dell’Area Metropolitana di Washington. Secondo le stime più recenti ha circa 13.200 abitanti e una di loro sta ora facendo ritorno a casa.

            La donna che ha rivendicato il nome di Capitan America si toglie la maschera rivelando i lineamenti di una giovane donna di meno di trent’anni dai profondi occhi azzurri, che scuote i lunghi capelli biondi.

            Il maggiore del Corpo dei Marines Elizabeth Mary Mace ha pianto tutte le lacrime che aveva a disposizione dopo la scomparsa di suo fratello Jeff. Non riesce ad accettare che sia davvero morto, anche se tutte le prove dicono il contrario, ma la speranza è l’ultima cosa che le rimane e non la perderà. Intanto fa del suo meglio per portare avanti la tradizione.

            Ironico… lei voleva essere Capitan America, lo aveva sempre voluto ed ora lo ha ottenuto a prezzo della vita di suo fratello, un prezzo che non era disposta a pagare.

            Si porta le mani al viso in un momento di sconforto, ma passa subito. Bene, pensa, è ora di andare a letto, il Cielo sa se ha bisogno di riposare in questi giorni.

            Con calma comincia a spogliarsi: guanti, stivali, giubbotto. Si è appena sfilata i pantaloni che sente suonare alla porta.

            Rapidamente raccoglie il costume e lo getta nell’armadio, poi si infila una vestaglia e corre alla porta chiedendosi chi possa essere a quell’ora. Mentre arriva in corridoio vede la porta aprirsi: un intruso che sa chi è lei? In ogni caso è pronta a reagire.

            Il colpo che sta per vibrare alla figura che sta entrando si blocca appena in tempo quando riconosce l’intruso.

-Marty.- esclama –Che ci fai qui?-

            Il Tenente di Marina Martin Luther King Mitchell, un giovane uomo di colore snello ed alto, con una certa rassomiglianza con un giovane Denzel Washington, alza le mani ed abbozza un sorriso.

-Calma, non ho cattive intenzioni… non più del solito almeno. Ero solo preoccupato per te: sono giorni che non ti fai viva, non rispondi al telefono e nemmeno al campanello. Neanche i tuoi genitori ti hanno sentito da… dalla commemorazione di Jeff. Alla fine ho deciso di fare un ultimo tentativo e di usare le chiavi che mi avevi dato.-

-Beh… hai visto che sto bene, ora puoi anche andartene,-

-No.-

-No?-

-Non puoi affrontare tutto questo da sola .Tuo fratello è scomparso, probabilmente morto e tu non hai neanche un corpo da seppellire. Pensi di poter sostenere questo peso, questo dolore, da sola, ma non è vero. Lasciati aiutare da chi ti ama… lascia che io ti aiuti.-

            Liz resta in silenzio e riflette: ha ragione, pensa, non posso continuare a nascondermi né in casa né dietro la maschera di Capitan America Non posso sopportare questo fardello da sola, devo condividerlo con qualcuno e chi meglio di lui?

-Aiutami.- sussurra mentre una lacrima le riga la guancia e lascia che lui l’abbracci.

-Ci proverò.- è la sua risposta,

 

            A New York, nella redazione della rivista Now alcune facce sono cupe. L’avvenente reporter Joy Mercado, bionda dal fisico mozzafiato sta pensando a Jeff Mace. L’ultima volta che si sono visti è stata sferzante e sarcastica con lui ed ora…

-Abbiamo qualcosa.- le dice il direttore Charlie Snow.

-Cosa?- chiede un po’ svogliatamente Joy.

-Pare che Jeff fosse lì… al palazzo del F.B.S.A. intendo.-

-Cosa? Ne sei sicuro?-

-Le esplosioni e gli incendi che ne sono seguiti hanno distrutto gli archivi cartacei, compreso il registro dei visitatori, ma l’F.B.S.A. condivide certe informazioni con gli altri servizi. Lo S.H.I.E.L.D. ha ricevuto notifica via internet che Jeff Mace aveva richiesto un colloquio con due ex suoi agenti: Jasper Sitwell e Jack Norriss.-

-Questo però non prova che fosse lì quando c’è stata l’esplosione.- ribatte Joy con una nota di speranza nella voce.

-No, è vero…- replica Snow -… ma se non era lì, perché non è qui adesso? Perché non è tornato?-

            Joy sospira.

-Hai ragione, Quando ci hanno detto di aver trovato tra le rovine il suo tesserino non ho voluto credere che fosse morto davvero. Un pezzo di plastica non significa nulla…poteva averlo perso, ma se fosse vivo sarebbe tornato… anche se ha già fatto lunghe assenza prima e…-

-Ci ha sempre avvertiti, ricordi? Ma non stavolta.-

-Maledizione. Ma perché ha dovuto farmi questo? Perché ho dovuto trattarlo male l’ultima volta che l’ho visto? Ora non potrò più…-

            La ragazza si morde le labbra e china la testa.

-Calmati Joy… c’è ancora qualcosa che possiamo fare per lui.-

-Cosa? Di che parli Charlie?-

-Possiamo continuare la sua inchiesta… smascherare i figli di buona donna che stava cercando. Tu puoi farcela Joy, per Jeff e per te.-

-Sì, hai ragione... lo farò… per Jeff.-

            Nessuno dei due si è accorto della giovane stagista di nome Cynthia Smith che senza farsi notare ha seguito la loro conversazione ed ora si allontana con discrezione.

 

            Albany, capitale dello Stato di New York. Nel suo ufficio al Senato di Stato Sam Wilson si sta chiedendo per l’ennesima volta se la sua presenza a Washington avrebbe potuto fare la differenza.

            Aveva promesso a Steve Rogers che avrebbe tenuto d’occhio il ragazzo, ma non era con lui al momento decisivo. Razionalmente sa che non avrebbe cambiato le cose, ma emotivamente il discorso è molto diverso.

            Dopo essersi reso conto di aver letto per la terza volta consecutiva la stessa pagina del progetto di legge che stava esaminando, Sam decide che è ora di staccare. Si accerta che non ci sia nessuno in giro e dopo aver chiuso per bene il suo ufficio privato, si toglie gli abiti rivelando il costume di Falcon. Salta dalla finestra e lascia che le ali disegnate da Pantera Nera si dispieghino trasportandolo nei cieli della città.

 

 

2.

 

 

            La divisa di lui e la vestaglia di lei giacciono alla rinfusa sul pavimento della stanza ed i due giovani sono sdraiati sul letto disfatto, a malapena coperti dalle lenzuola. Liz è rannicchiata tra le braccia di Martin con la testa appoggiata sul suo petto mentre lui le accarezza i capelli per poi lasciare che la sua mano scenda sulla schiena nuda della ragazza, Non c’è bisogno di parole tra loro in questo momento come non ce n’era prima, poi Liz rompe il silenzio:

-Credo che userò il resto della mia licenza per andare a Boston a trovare i miei genitori. Che ne dici di venire con me?-

-Ahi, quando una donna vuol far conoscere i suoi genitori all’uomo con cui è appena stata a letto, vuol dire che l’uomo in questione dovrebbe preoccuparsi.- replica Marty.

-Non fare il buffone.- replica lei afferrando un cuscino e minacciando di colpire il suo compagno con quello –Conosci già i miei da quando eri bambino ed io non sto cercando di incastrarti. E poi… da quando hai paura di un impegno serio?-

-Io? Credevo fossi tu quella che non voleva impegni.-

-Touché. Sono un tipo difficile, lo so. Riuscirai a sopportarmi?-

-Ci proverò.- risponde Marty un po’ frastornato dal cambio d’umore della ragazza. Possibile che una notte di sesso sia bastata a farle sparire la depressione? Marty Mitchell ha una discreta stima di sé ma non si attribuisce certo tutte queste qualità taumaturgiche.

-Allora verrai?-insiste Liz.

-Certo che sì. Boston è stupenda in questa stagione.-

            Liz si china a baciarlo e lui la stringe di nuovo a se. In fondo, pensa, non c’è nessuna fretta di alzarsi.

 

            La dottoressa Deidre Wentworth osserva il corpo flessuoso di Angela Golden sdraiata nel letto ed ancora addormentata. Deve ancora capire se la bionda ex modella divenuta supercriminale stia con lei perché ci tiene davvero o per semplice convenienza, ma in fondo non le interessa veramente: dopotutto anche lei deve ogni tanto soddisfare certe necessità anche se a volte ha l’impressione che ciò la renda debole e le impedisca di concentrarsi a fondo sul suo vero obiettivo: la supremazia del sesso femminile sul mondo intero.

            Finisce di indossare il costume di Superia e lascia la stanza per recarsi nel suo centro di comando che funge anche da laboratorio. Negli ultimi tempi[2] ha tenuto un basso profilo ricostruendo la sua organizzazione e reclutando il maggior numero di supercriminali donne e altro personale rigorosamente femminile. Se vuole raggiungere i suoi scopi deve essere assolutamente rigida su certi principi.

            Su uno schermo scorrono le ultime notizie. Parlano ancora degli ultimi eventi a Washington. Peccato per Spirito Libero: aveva dei grandi piani per quella ragazza e sperava ancora di poterle far vedere la luce e portarla dalla sua parte un giorno. Forse dovrebbe dar la caccia ai suoi assassini e punirli per aver ucciso una delle sue migliori creazioni. Sì, forse lo farà prima o poi, ma non adesso, non quando ci sono altri obiettivi che richiedono la sua attenzione immediata.

            Sullo schermo scorrono le immagini della supereroina chiamata American Dream mentre la conduttrice del notiziario si chiede se sia la stessa persona che poche ore prima ha sventato un raid dell’Hydra e che secondo alcuni testimoni ha reclamato il nome di Capitan America.

            Certo che è lei, piccola sciocca, pensa Superia sorridendo, chi altri potrebbe essere? Niente male: lodo il suo coraggio nel rivendicare per sé un ruolo finora considerato tipicamente maschile, potrebbe essere proprio il soggetto che stavo cercando. Avrai presto mie notizie mia cara Capitan America.

 

            Eli Bradley non sa cosa pensare. Capitan America è davvero morto? Non hanno trovato il corpo, solo lo scudo, ma se è ancora vivo perché è scomparso? Il giovane di colore guarda suo nonno, un uomo ancora grande e grosso che dimostra molto meno dei suoi novant’anni grazie al siero del Supersoldato iniettatogli durante la Seconda Guerra Mondiale, lo stesso siero che prima lo aveva mandato in coma e che è quasi certamente responsabile per la forma di autismo che lo ha colpito da decenni. Avrebbe potuto essere lui Capitan America e forse avrebbe dovuto, secondo Eli.

            Il ragazzo stringe la mano del vecchio e lui lo guarda facendo un lieve sorriso.

-Torno presto, nonno.- gli dice, poi indossa il suo costume di Patriot ed esce da una finestra. Non può starsene fermo, deve fare qualcosa, qualsiasi cosa.

 

 

3.

 

 

            Il quartiere di Beacon Hill a Boston è uno dei più eleganti della città. Qui si trovano molte dimore della gente che conta, il che un tempo includeva solo i discendenti dei primi coloni giunti sulle coste americane col Mayflower, quelli che dalla gente del luogo venivano chiamati Bramini, ma quei tempi elitari sono finiti per sempre. Per parafrasare un vecchio detto di queste parti, i Cabot sono ormai costretti a parlare anche a qualcun altro oltre ai Lodge e Dio ha smesso da un pezzo di ascoltare i Lodge.

            Roberta Ann Mace appartiene ad una delle nuove famiglie che hanno ridimensionato i Bramini. Ha appena vent’anni, capelli neri ed occhi azzurri, studia a Harvard dove intenderebbe laurearsi in Scienze Politiche. Condivide con altre due studentesse un appartamento a Cambridge[3] e torna a casa solo nei weekend ma non sempre, il che non è sempre apprezzato dai suoi genitori. L’ultima settimana l’ha passata a casa per stare vicina a suo padre e sua madre dopo quello che è accaduto a suo fratello. È lei ad aprire la porta per trovarsi di fronte…

-Liz, che sorpresa.-

            C’è un velo di rimprovero nella voce di sua sorella per essere sparita per tutto questo tempo? Se è così, se lo merita in pieno, pensa Liz: l’autocommiserazione in cui stava cadendo l’aveva allontanata dalla sua stessa famiglia. Forse se non fosse intervenuto Rogers e dopo di lui Marty, starebbe ancora piangendosi addosso.

-Ciao Bobbie.- la saluta –Sono felice di vederti.-

-Anch’io.- risponde Bobbie abbracciandola d’impulso -Su, venite…- li esorta -… vuoi presentarmi il tuo amico? Ha qualcosa di familiare, ma…-

-Oh, sì, scusa… lui è Martin Mitchell… un mio collega.-

            Marty inarca le sopracciglia. Collega? Solo collega?-

-Mitchell? Come Davy e Darren? Sei uno di quei Mitchell?-

-In effetti sì, forse l’unico che non ha ereditato i superpoteri del nonno.-

-In compenso sei davvero un bel ragazzo. Sei andata apposta a cercarlo tra le famiglie del Battaglione V, Liz, o ti è caduto tra le braccia per caso?-

-Bobbie!- esclama Liz,

-Che c’è, che ho detto di male?-

            Marty non sa se essere imbarazzato o divertito, per fortuna a trarlo d’impaccio interviene il padrone di casa. Jeffrey. William Mace, detto Will, non è più giovanissimo, ma emana un’aura di autorevolezza.

-La figliola prodiga è tornata a casa, finalmente.- esordisce –Per fortuna ho tenuto da parte un vitello grasso per quest’occasione.- poi si rivolge a Marty –Martin Luther King Mitchell, è un piacere rivederti figliolo.-

-Mi chiami pure Marty, signore,-

-E tu lascia stare il “signore”, chiamami Will.- si rivolge a Liz –Hai fatto bene a portarlo qui. Andiamo… tua madre sarà felice di rivederti e di sapere che c’è un’ospite a cena,

            Casa dolce casa.

 

            Superia osserva le sue truppe. Da un lato le supercriminali che ha radunato con pazienza e dall’altro mercenarie provenienti da vari eserciti. In entrambi i casi donne toste, determinate a non accettare le limitazioni imposte loro da un mondo maschilista.

            Alcuni direbbero che il compito che si è imposta è impossibile da raggiungere con un esercito composto solo da donne, ma lei sa che nulla è impossibile per chi ha la volontà di riuscire.

-Amiche… compagne…- la sua voce è ferma e risoluta -… oggi noi renderemo realtà un sogno. Oggi noi ci prenderemo una nazione tutta per noi e dimostreremo al mondo qual è il vero potere delle donne. Siete con me?-

            Un coro di sì fa eco alle sue parole. Al suo fianco Angela Golden, nella sua tenuta di Golddigger, ovvero una tuta aderente nera con una giacca e scarpe color oro, sorride. Dee sa come galvanizzare le sue truppe e se al suo posto ci fosse stato chiunque altro, lei avrebbe dubitato della vittoria, ma anche se a volte dubita che sia un po’ pazza, Golddigger sa che Superia è un vero genio ed ha i mezzi ed il talento per portarle alla vittoria,. Scambia uno sguardo con Black Lotus davanti a lei e capisce che pensa la stessa cosa.

 

            Nel suo attico in cima alla Stark Tower a New York Tony Stark ha seguito i notiziari con interesse. Un nuovo Capitan America e per giunta donna, questa sì che è una novità. È stato duro mandar giù la scomparsa del ragazzo senza avere nemmeno un indizio concreto su chi possano essere i responsabili del sanguinoso attentato in cui è morta troppa brava gente ed ora c’è già un altro Capitan America in circolazione.

-È abbastanza chiaro, chi è.- borbotta tra sé Tony –Alla prima occasione devo farle un discorsetto.-

-Che stai dicendo Tony?- gli chiede la donna seduta al suo fianco.

-Nulla di particolare, Joanna. Stavo solo riflettendo su una questione di lavoro.-

 

 

4.

 

 

            L’attacco comincia alle prime luci dell’alba è ed è svolto con precisione chirurgica. Le prime ad arrivare, paracadutate da un aereo, sono Black Lotus, Mysteria e Impala, seguite da Blackbyrd in volo. Con una veloce azione da commando neutralizzano i soldati a guardia delle coste aprendo la strada ad uno sbarco.

Nel frattempo cominciano una serie di attacchi aerei mirati alle poche installazioni militari e la capitale. Subito dopo c'è una vera e propria invasione: le soldatesse di Superia passano all’azione mentre le sue affiliate dotate di superpoteri naturali o artificiali, dirette da Golddigger, fanno tutto quello che possono per neutralizzare truppe impreparate ad affrontare donne superumane

            Golddigger è la prima a penetrare nel palazzo presidenziale e  dimostra alla guardia del presidente che delle decolté con tacco 12 non sono un ostacolo per lei. Pochi minuti e il presidente si trova con la pistola di Angela Golden puntata in mezzo agli occhi. La resa è proclamata poco dopo, sotto gli occhi soddisfatti di Superia.

            La conquista dell’Isola di Costa Diablo è completata

 

            La notizia arriva al Palazzo dell’ONU alle 8 del matitino ora locale e raggiunge rapidamente il Dipartimento delle Operazioni di Mantenimento della Pace per finire dritta sul tavolo di Helaine Rochelle, direttrice della Sezione Superumana nota anche con l’acronimo SHS.

            Una grana come questa non ci voleva proprio adesso, pensa la donna.

-Bisogna riunire il Consiglio di Sicurezza.- dice –Sarà meglio allertare i Vendicatori, intanto.-

-Ehm… madame...- interviene uno dei suoi sottoposti -… forse è meglio che prima veda questo.-

            E accende la TV,

 

            Mattino a Boston. Liz Mace scende nella palestra di casa, dove trova sua sorella che si sta allenando al sacco.

-Si può sapere che stai facendo Bobbie?- le chiede.

-A te cosa sembra?- risponde Roberta -Mi tengo in forma o è un privilegio che spetta solo a te, adesso?-

-Ehi... calma. Non volevo dire niente di male… anche se… spero che non stia mettendoti in testa di fare la vigilante mascherata anche tu. –

-E perché tu e Jeff avete potuto farlo ed io non potrei? Sono maggiorenne da tempo ormai e se  lo volessi fare, non potreste impedirmelo.-

-Vero… hai pensato però a come la prenderebbe la mamma dopo quello che è successo a Jeff?-

-Io…-

            La discussione è interrotta dallo squillo del cellulare di Liz. Il numero è criptato. La ragazza è perplessa. Chi può chiamarla ad un numero che dovrebbero conoscere solo tre persone nessuna delle quali nasconderebbe il proprio numero? Alla fine decide di rispondere.

-Pronto?-

<<Sto parlando con Capitan America?>> la voce appartiene ad una donna ed ha un vago accento straniero. Francese forse, ma non solo.

            Liz rimane muta. Nessuno dei suoi due superiori, l’ammiraglio  Henry H. Nelson ed il colonnello Michael Rossi è al corrente della sua doppia identità. Chi è questa donna e come ha avuto il suo numero?

            La risposta arriva subito dopo.

<<Ascolti… io sono la Contessa Valentina Allegra De La Fontaine, Vice Direttore Esecutivo dello S.H.I.E.L.D, e questo numero mi è stato dato da Nick Fury in persona. Non so come Nick facesse ad averlo e non conosco il suo vero nome e nemmeno mi importa di saperlo, ma se sto parlando con Capitan America, ho delle importanti comunicazioni per lei.-

            Liz tira il fiato, poi si decide a rispondere.

-Sì, sono Capitan America, cosa sta succedendo?-

<<Ha già visto il notiziario stamattina?>>

-Veramente no… non ancora.-

<<Allora si sbrighi… lo troverà su tutti i canali.>>

-Troverò cosa?-

<<Vedrà.>>

 

 

5.

 

 

            Dorothy Mace sta guardando il notiziario quando arrivano entrambe le sue figlie. Nel salotto con lei ci sono anche suo marito Will e Marty Mitchell.

            Sullo schermo c’è un primo piano di Superia

<<Il mio nome è Deidre Wentworth ma voi mi conoscete come Superia. Questa mattina, sotto il mio comando, l’Esercito di Liberazione di Femizonia e la sua squadra di superumane hanno conquistato l’isola un tempo nota come Costa Diablo e proclamato la Libera Repubblica di Femizonia di cui ho assunto la presidenza. A Femizonia ogni donna che vorrà venire a stabilirvisi avrà automatico diritto alla cittadinanza quale sia la sua etnia, nazionalità o religione. Agli abitanti di sesso maschile verranno concesse due settimane per raccogliere le loro cose ed evacuare l’isola. Chiediamo … no: pretendiamo il riconoscimento come prima nazione di donne, creata dalle donne per le donne. Se qualcuna delle cosiddette nazioni civili pensasse di attaccarci, sappia che ho predisposto sulle coste un sistema di mia invenzione il cui scopo è individuare i portatori del cromosoma XY, ovvero i maschi e liberare un agente patogeno in grado di ucciderli. Nessun soldato maschio potrà mai metter piede a Femizonia. Infine sappiate che dispongo di missili a testate chimiche in grado di raggiungere le principali città degli Stati Uniti e liberare lo stesso agente patogeno uccidendo la popolazione maschile. Noi donne di Femizonia vogliamo solo la nostra libertà, non cercate di negarcela.>>

-Sta ripetendo gli stessi deliri ogni mezz’ora.- spiega Will –Deve essersi inserita sui satelliti.-

-Deliri… sì.- commenta Dorothy –Quella donna deve essere pazza… o quantomeno è totalmente amorale.-

            Liz ha ripreso il cellulare.

<<Ha visto?>> chiede la Contessa.

-Sì,,, cosa volete che faccia?- risponde Liz.

<<Si faccia trovare dove adesso le diremo in costume e con lo scudo.  Verremo a prelevarla tra mezz’ora,>>

-Mi basterà.-

            La telefonata termina e Dorothy guarda la sua figlia maggiore.

-Scommetto che ti hanno chiesto di intervenire come Capitan America.- le dice.

            Liz fa un segno di assenso.

-Me lo ha chiesto lo S.H.I.E.L.D. sì e non posso tirarmi indietro.-

-Né io te lo chiederò. Bada solo a restare viva. Non voglio perdere anche te.

-Non accadrà mamma, stai tranquilla.-

            Vorrebbe essere sicura come appare.

 

            Al Palazzo di vetro, poco più di un’ora prima Helaine Rochelle stava riflettendo.

-I Vendicatori non rispondono.-  le disse il suo primo assistente.

-Poco importa.- replicò la donna sconfortata –Tanto senza l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza non potremmo mai mandarli ufficialmente in missione e prima che il Consiglio trovi un accordo, se mai o troverà, la presa di potere di Superia sarà un fatto compiuto e noi ci troveremo una nazione di supercriminali donne a due passi dalle coste americane con tutto il potenziale pericolo che può significare.-

-Forse Superia si accontenterà di avere la sua nazione e cesserà le sue attività terroristiche.-

-Ripetere ancora l’errore di Genosha? Bell’idea.-

-E comunque non funzionerebbe.- intervenne una voce femminile –Superia non si fermerà finché le sue mire dominio delle donne sul mondo non saranno completate.-

-E lei chi è?- chiese la Rochelle.

            Una giovane donna bionda entrò nella stanza. Indossava una familiare uniforme blu scuro.

-Laura Brown dello S.H.I.E.L.D. e sono qui per offrire un’alternativa,-

-Che tipo di alternativa?-

-Un’operazione segreta condotta da agenti esterni non autorizzati.-

-Insomma una di quelle cose in cui Fury sguazza da sempre. Che avete in mente?-

            Laura Brown rispose solo con un nome:

-Capitan America.-

 

            Un luogo segreto, almeno per il momento. Un uomo accende un monitor su cui appare il volto dell’agente della C.I.A. Simon Bixby. Dopo brevi saluti l’uomo va dritto al sodo.

-Mi dica di più su questa  cosiddetta nuova Capitan America.-

<<Non c’è molto da dire, signore: quasi certamente è la supereroina che si faceva chiamare American Dream. La sua esatta connessione con il precedente Capitan America è ignota. Si sa solo che hanno collaborato almeno un paio di volte.>>

-Insomma, lei e la sua agenzia non ne sapete poi molto vero?-

<<Signore... io…>>

-Mi risparmi il suo orgoglio ferito, Bixby.- taglia corto l’uomo -L’ho messa a capo del Progetto perché la ritenevo affidabile e finora ha fatto un ottimo lavoro, lo riconosco: l’attentato al palazzo del F.B.S.A. è stato un piccolo capolavoro come esecuzione ed il suo impatto sull’opinione pubblica è stato anche più forte, vista la sua connessione con la morte di ben tre eroi mascherati. E se due erano decisamente di secondo piano, il precedente Capitan America era tutt’altra cosa. Un colpo quasi insperato, lo ammetto. Ora io ed il resto del Consorzio ci aspettiamo anche altre vittorie, non ci deluda. Questa nuova Capitan America, ad esempio può essere sia un ostacolo che un’interessante opportunità. Vediamo di scoprirne di più.

            Bixby deglutisce.

<<Farò tutto quello che posso.>>

-So che lo farà.

            L’uomo interrompe bruscamente la comunicazione.

 

 

6.

 

 

            Capitan America attende al punto d’incontro fissato, quando vede avvicinarsi un’auto che le si ferma accanto. Al posto di guida c’è una donna bionda.

-Capitan America, presumo.- dice con un sorriso.

-Lei che ne pensa?- replica Liz.

-Lasciamo stare le battute, salga.-

-Una Ferrari Testarossa? Sono colpita. Sono questi i mezzi dello S.H.I.E.L.D.? Alle Nazioni Unite sanno dove vanno a finire i loro soldi?-

            Mentre parlano l’auto si solleva in volo

-Tony Stark pensava fosse una buona idea dotare lo S.H.I.E.L.D. di auto sportive di lusso.- spiega l’agente .-Le più diffuse sono le Porsche, ma ci sono anche delle Maserati, un paio di Ferrari e perfino una Lamborghini Miura-

-Immagino sia di Nick Fury.-

-Oh no, è della Contessa, lei adora le macchine extralusso italiane.-

-Uh, okay agente… come ha detto che si chiama?-

-Non l’ho detto: mi chiamo Laura Brown.-

-Quella Laura Brown? Ho sentito parlare di lei: suo padre non era il Supremo Hydra?-

-L’Hydra Imperiale per la precisione: il secondo in comando e paravento per il Barone Strucker quando ancora non si sapeva che era lui a guidare l’Hydra. Il ruolo è vacante da quando mio padre è morto a quanto ne so.[4] Quanto a me, ero l’Agente H, un ruolo precursore di quello di Madame Hydra. Non credo che sarà sorpresa se le dico che nell’Hydra tendono ad essere sessisti tra le altre cose. Immagino di non essere stata tagliata per il ruolo di leader di un’organizzazione dedita alla conquista del mondo perché mi ribellai a mio padre ed aiutai Nick Fury a sconfiggerlo.-

-Ehi… ora ricordo: lei e Fury non avete anche avuto una storia?-

            Laura Brown fa una smorfia di disgusto.

-Chissà perché quando parlano di una donna, tutti, donne comprese, ricordano sempre che è stata con questo o con quello, ma agli uomini non capita mai?-

-Ha ragione, dovevo stare zitta,.

            Mentre parlavano, hanno raggiunto la loro destinazione: una specie di versione ridotta del leggendario Eliveicolo.

-Noi lo chiamiamo Miniveicolo.- spiega Laura mentre atterrano sul ponte. Naturalmente, “mini” è una definizione relativa.-

-Immagino.- commenta Cap mentre scende dall’auto e si guarda intorno. Davanti a lei ci sono delle donne in tuta mimetica che le fanno il saluto militare a cui Liz istintivamente risponde.

-Queste saranno le sue compagne d’avventura.- spiega la Brown –Sono tutte agenti addestrate dello S.H.I.E.L.D. ufficialmente in congedo per i più vari motivi. L’affiancheranno nel blitz contro Superia.-

-Un team di donne contro altre donne. Per questo avete scelto me?- ribatte Liz.

-No: l’abbiamo scelta perché è Capitan America. Il fatto che sia anche una donna è solo un vantaggio in più visto che i congegni di Superia sarebbero tarati solo per uccidere i maschi.-

-E loro dovrebbero affiancarmi? Io di solito lavoro da sola.-

-Secondo le nostre stime, a Costa Diablo ci sono non meno di 300 donne armate fino ai denti ed almeno una ventina di supercriminali. Pensa davvero di potercela fare da sola?-

            Liz non sa cosa ribattere.

 

            Steve Rogers non sa cosa pensare. Lui conosce bene le capacità e la pazzia di Superia e liberare Costa Diablo sarebbe stato un lavoro perfetto per i suoi Vendicatori Segreti, se non fosse per il fatto che se quello che Superia dice fosse vero, lui sarebbe costretto a rimanere indietro mentre Sharon e la giovane Vedova Nera agirebbero sul campo e la cosa non gli piace per niente.

            In altre circostanze sarebbe stato un lavoro adatto a Capitan America ed ora che c’è una donna in quel ruolo, sarebbe stato stupido non chiamarla, eppure...

-Noi siamo pronte, Steve.-

            La voce di Sharon Carter lo strappa alle sue riflessioni. La donna è appena entrata assieme a Yelena Belova, entrambe in tenuta da battaglia.

-Bene.- replica Steve –Sapete cosa fare.-

            È in questi momenti che Steve maledice il suo ruolo di comandante,.

 

            Il piccolo aereo sorvola Costa Diablo o Femizonia, come la chiama Superia. I sofisticati strumenti dello S.H.I.E.L.D. lo rendono del tutto invisibile a qualsiasi strumento.

-Bene.- dice Laura Brown guardando le agguerrite agenti del commando. Preparatevi e ricordate: qualunque cosa accada, voi non siete connesse con lo  S.H.I.EL.D. ma avete agito di vostra iniziativa.-

-In parole povere, siamo sacrificabili.-

-In parole povere, sì, agente… anzi ex agente… Taylor. Lo sapevate benissimo prima di accettare quest’incarico. Ci sono altre domande? No? Bene, allora pronte a lanciarvi e ricordate:  una volta a terra seguirete gli ordini di Capitan America come se fossero i miei, chiaro?-

            Tutti gli sguardi si puntano su Liz Mace, che si sente caricata di una tremenda responsabilità. D’altra parte è lei che l’ha accettata ed ora deve dimostrarsene degna.

            Appena arriva il segnale non esita e salta nel vuoto per prima. Si lascia andare in caduta libera non sa per quanto, poi aziona un meccanismo e da sotto le sue ascelle si dispiegano delle ali che formano una sorta di deltaplano che ne accompagna la discesa. Lo stesso fanno le sue compagne. In silenzio, appena atterrate, si liberano dell’attrezzatura ormai inutile. Le osserva: sa molto poco di loro, poco più dei nomi e del fatto che, per varie ragioni, non sono più agenti operative. Quali che siano le ragioni per cui sono qui, hanno accettato di seguirla, non può deluderle.

            La marcia nella Jungla è relativamente facile, ma cosa succederà una volta in città? Nella sua identità segreta Capitan America è un ufficiale dei Marines ma non ha mai comandato e condotto uomini o donne in battaglia, che ne sarà di loro se fallisce? Respinge questo pensieri e va avanti. Le strade della capitale sono silenziose e vuote a parte la soldatesse di Superia. Una nazione di sole donne, che razza di idea bislacca

            Liz chiama le tre donne del commando più vicine a lei. Se ha memorizzato bene le informazioni che le hanno dato, si chiamano: Kimberly Taylor, Lynn Michaels e Jenna Carlisle, una rossa fuoco, una bionda ed una biondo-rossiccia. Tutte ex agenti, le prime due sono state espulse per condotta scorretta e la terza ha dato improvvisamente le dimissioni qualche mese prima, almeno secondo quanto le hanno detto. Poco importa a questo punto.

-Dobbiamo eliminare le sentinelle del Palazzo Presidenziale, ma senza usare forza letale.-

-Uno spreco di tempo- borbotta Lynn Michaels.

-Può darsi, ma si fa come dico io.-

            Le quattro donne scivolano nell’ombra ed in breve si sbarazzano delle sentinelle. Silenziosamente si muovono verso il centro del palazzo ed eccole finalmente davanti alla porta dell’ufficio presidenziale. Superia dovrebbe essere lì dentro. Ora si tratta di…

            Capitan  America sente un rumore alle sue spalle e poi un acuto dolore alla schiena. Cade in avanti e mentre tocca il pavimento, la porta dell’ufficio presidenziale si apre e mentre cala un velo suoi occhi, Liz Mace vede gli stivali di Superia e ne sente la voce:

-Ah... mia cara Capitan America, è un piacere averto mia ospite.- Superia si rivolge, quindi, alla donna in pedi alle spalle di Cap, una delle sue compagne che impugna un taser con cui l’ha appena colpita -Ben fatto agente Carlisle, sei stata bravissima.-

 

 

FINE PRIMA PARTE

 

 

NOTA DELL’AUTORE

 

 

            Inizia una nuova fase di questa serie dopo l’esplosivo, in tutti i sensi, finale dello scorso episodio. Abbiamo un nuovo Capitan America in città ed il fatto che sia una donna non sarà inevitabilmente senza conseguenze per lei e per i nostri personaggi.

            La presentazione della nuova Capitan America ha ridotto forzatamente lo spazio solitamente riservato ai comprimari abituali di questa serie alcuni dei quali, anche a causa del mutato status della protagonista, tornano sotto i riflettori dopo un certo periodo di oblio.

            Di Superia, delle sue Femizon e degli altri protagonisti di questa storia parleremo nel prossimo episodio, lo prometto. -_^

 

 

Carlo



[1] È accaduto nel nostro fantasmagorico n. 50.

[2] Dopo i bizzarri eventi di Difensori MIT #36/40 su cui è decisamente meglio stendere un velo pietoso. -_^

[3] La cittadina del Massachusetts dove ha sede l’università di Harvard, non quella inglese i cui ha sede l’omonima università

[4] In Strange Tales #141  (In Italia su Devil, Corno, #43 o Nick Fury Omnibus, Marvel Italia).